Sono nato a Legnago, paese sulle rive dell'Adige nella bassa Veronese ed era il 1954. Ci abito ancora, forse per pigrizia, ma anche per scelta. Appartengo alla terza generazione di liutai, prima di me mio nonno Vincenzo, maestro liutaio, suonatore di violino e di clarinetto e i suoi due figli Gino e Mario.
Sagittario, perciò costretto dagli astri ad una continua rincorsa al prossimo obiettivo, qualunque esso sia, mi piace fare di tutto e ho fatto di tutto. Ho avuto però alcune grandi passioni che hanno in qualche misura indirizzato la mia vita. La fotografia, ne fui affascinato sin dall'adolescenza  ma solo poco più che ventenne, durante il servizio militare, iniziai a praticarla. Merito di un commilitone di cui purtroppo non ricordo più il nome, ma ricordo benissimo le sue prime lezioni teoriche e il giorno in cui, in un negozietto di Verona, comperai la mia prima macchina fotografica: una Minolta col mirino a telemetro. La fotografia mi ha insegnato a guardare, oltre che a vedere, e a mostrare agli altri come vedo il mondo. Ancora pratico la mia, di fotografia, ma mi piace moltissimo guardare quella degli altri. L'informatica, il mio lavoro da più di trent' anni. Ho avuto un grande maestro, Angelo Buggiani, che mi ha insegnato ad analizzare i problemi con un approccio pragmatico e risolutivo e a non considerare mai l'opzione "questo non si può fare".  Il karate, praticato per anni, ormai abbandonato fisicamente, ma sempre lì, in testa. Ho imparato il valore della disciplina e della lealtà, ho conosciuto un sacco di gente simpatica e non, ho preso e dato un sacco di pugni, insomma, divertente e istruttivo. Alla fine in questa lista, ma prima in assoluto, la liuteria. Da venticinque anni mia compagna nella ricerca della "perfetta imperfezione".

Roberto Campaci - Firma